Perché gli amplificatori acustici restano inutilizzati negli ospedali: un nuovo studio interpella il personale che assiste i pazienti anziani
Uno studio qualitativo su 33 operatori sanitari di un ospedale universitario di Toronto rileva che gli amplificatori acustici personali sono considerati preziosi per i pazienti anziani con perdita uditiva, ma restano poco utilizzati a causa di problemi di accesso, responsabilità poco chiare e scarsa integrazione nell'assistenza quotidiana.
In quasi ogni reparto ospedaliero si incontrano pazienti anziani che si sforzano di seguire le conversazioni con medici e infermieri. La perdita uditiva riguarda circa due terzi degli anziani ricoverati, e quando un paziente non riesce a sentire le domande su farmaci, sintomi o piani di dimissione, le conseguenze vanno ben oltre la frustrazione. Le incomprensioni in ambito ospedaliero sono state associate a un accesso più limitato alle cure e a esiti di salute peggiori.
Molti ospedali hanno cercato di colmare questa lacuna con gli amplificatori acustici personali, semplici dispositivi di ascolto assistito tenuti in reparto per i pazienti che non hanno con sé i propri apparecchi acustici. Sono dispositivi economici e supportati da evidenze. Eppure gli ospedali che li mettono a disposizione continuano a scontrarsi con lo stesso enigma: gli amplificatori ci sono, ma non raggiungono le orecchie che ne hanno bisogno. Un nuovo studio canadese ha cercato di capirne il motivo interpellando le persone più vicine al problema: gli operatori sanitari stessi.
Titolo: Barriers and Facilitators in Using Personal Hearing Amplifiers from the Perspective of Healthcare Providers
Autori: Mansi A. Arora, Janice Xu, Kristina M. Kokorelias, Raphaelle Koerber, Hamsa Krishnapillai, Samir K. Sinha
Affiliazioni: Division of Geriatric Medicine, Sinai Health System e University Health Network; Temerty Faculty of Medicine, University of Toronto; National Institute on Ageing, Toronto Metropolitan University
Rivista: Canadian Geriatrics Journal, pubblicato il 2 settembre 2026 (Vol. 29, Numero 3, pagine 173-179)
Tipo di studio: Studio qualitativo basato su interviste con analisi tematica riflessiva
Fonte: Consultato su PubMed. DOI: 10.5770/cgj.29.932
Contesto: perché i ricercatori hanno approfondito questo tema
Gli ospedali sono ambienti di ascolto difficili. Il rumore di fondo di monitor, carrelli e corridoi affollati si somma a un parlato attutito dalle mascherine o frettoloso, e molti pazienti anziani arrivano senza i propri apparecchi acustici o con le batterie scariche. Gli amplificatori acustici personali, talvolta chiamati PHA o pocket talker, sono dispositivi portatili dotati di microfono e cuffie che amplificano la voce di chi parla con il paziente. Sono pensati come una soluzione rapida al letto del paziente, non come sostituti di dispositivi uditivi adattati correttamente.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che questi amplificatori aiutano i pazienti ricoverati a comunicare, e molte strutture, tra cui la sede dello studio, il Mount Sinai Hospital di Toronto, li mettono a disposizione nei reparti. Ciò che mancava era un quadro chiaro del perché i dispositivi restino così spesso chiusi negli armadi. Studi precedenti avevano segnalato difficoltà di implementazione, ma non avevano mappato in modo sistematico gli ostacoli dal punto di vista del personale che dovrebbe utilizzarli.
Il gruppo di ricerca, composto da geriatri e ricercatori affiliati alla University of Toronto e al National Institute on Ageing canadese, ha ideato lo studio per individuare sia gli ostacoli sia i fattori facilitanti, con l'obiettivo a lungo termine di sviluppare interventi che aumentino davvero l'utilizzo.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori hanno sviluppato un protocollo di intervista etnografica e lo hanno utilizzato per condurre interviste semistrutturate volontarie con 33 persone dell'ospedale universitario. Tra i partecipanti figuravano geriatri, infermieri, professionisti sanitari di altre discipline e volontari a contatto con i pazienti, così da coprire una varietà di ruoli che interagiscono ogni giorno con i pazienti anziani.
Le interviste sono state registrate, trascritte parola per parola e analizzate mediante analisi tematica riflessiva, un metodo qualitativo standard per individuare schemi ricorrenti nei dati delle interviste. Per rafforzare i risultati, il gruppo ha effettuato una verifica con i partecipanti: i risultati sono stati condivisi con gli intervistati che avevano accettato di essere ricontattati, nonché con i soggetti interessati del programma di geriatria dell'ospedale, e il loro riscontro è stato integrato.
Che cosa hanno scoperto i ricercatori
Il risultato generale è stato coerente tra le diverse professioni: il personale considerava gli amplificatori acustici personali davvero preziosi e al tempo stesso riconosceva che i dispositivi erano sottoutilizzati. Il divario tra valore percepito e utilizzo effettivo è il cuore dello studio.
All'interno di questo tema generale, l'analisi ha individuato tre aree problematiche specifiche. La prima riguardava accessibilità e disponibilità: il personale non sempre riusciva a trovare un amplificatore funzionante quando serviva, perché i dispositivi erano conservati in luoghi scomodi, mancavano o non ricevevano manutenzione.
La seconda era la mancanza di una responsabilità definita. Nessun ruolo aveva chiaramente in carico gli amplificatori. Quando distribuire, recuperare, pulire e mantenere i dispositivi non è compito specifico di nessuno, questi tendono a scomparire del tutto dalla routine di lavoro.
La terza era la scarsa integrazione nella pratica clinica. Offrire un amplificatore non faceva parte di procedure come le valutazioni al momento del ricovero o i protocolli di comunicazione, per cui il suo utilizzo dipendeva dal fatto che i singoli membri del personale se ne ricordassero e prendessero l'iniziativa tra mille altre incombenze.
Gli autori concludono che questi risultati pongono le basi per sperimentare futuri interventi volti ad aumentare l'utilizzo dei dispositivi e a migliorare l'accesso alle cure per i pazienti anziani con perdita uditiva.
Che cosa significa per le persone con perdita uditiva
Per gli anziani e le loro famiglie, lo studio contiene un avvertimento pratico: non si può dare per scontato che un ospedale colmi le vostre difficoltà uditive, nemmeno quando l'attrezzatura giusta si trova in un armadio in fondo al corridoio. Portare in ospedale i propri dispositivi uditivi, insieme ai caricabatterie o alle batterie di ricambio, e segnalare al personale le difficoltà uditive al momento del ricovero sono semplici accorgimenti che possono tutelare la qualità delle vostre cure.
I risultati contano anche a livello di sistema. Se il supporto uditivo fallisce all'interno degli ospedali, dove i pazienti sono circondati da professionisti qualificati, è facile capire perché le esigenze uditive restino insoddisfatte nella vita quotidiana, dove nessuno controlla. I tre ostacoli individuati dallo studio, disponibilità, responsabilità e integrazione nella routine, sono esattamente il tipo di attrito che lascia molte persone con perdita uditiva senza un trattamento adeguato per anni.
Quando l'amplificazione è difficile da ottenere, possederla colma la lacuna
Questo studio mette in luce un tema ricorrente nella ricerca sull'udito: spesso l'amplificazione non fallisce per carenze della tecnologia, ma perché l'accesso a essa si interrompe. Una risposta è che le persone con perdita uditiva da lieve a moderata possiedano un proprio dispositivo di amplificazione anziché dipendere dalla disponibilità di dispositivi condivisi al momento giusto. I più recenti apparecchi acustici OTC approvati dalla FDA sono nati proprio per abbassare queste barriere di costo e disponibilità.
Panda Air è un esempio di questo approccio: un moderno dispositivo in stile auricolare della categoria degli apparecchi acustici OTC autoadattabili, con elaborazione del suono a 16 canali, riduzione adattiva del rumore per gli ambienti affollati e una custodia a ricarica rapida che offre 60 ore di utilizzo complessivo, utile durante un ricovero in cui prese elettriche e tempi di ricarica sono imprevedibili. Funziona appena estratto dalla confezione e un'app opzionale può eseguire un test dell'udito nell'orecchio per personalizzare il suono in base al vostro profilo uditivo, anche se né l'app né il test sono necessari. Come altri apparecchi acustici ricaricabili con custodia di ricarica, è coperto da una garanzia di 5 anni e da un periodo di prova di 45 giorni che inizia al ricevimento del dispositivo. I dettagli sono disponibili su pandahearing.com/products/panda-air.
Un'avvertenza che vale la pena ribadire: gli apparecchi acustici OTC sono approvati per adulti con perdita uditiva da lieve a moderata. Le persone con perdita grave o profonda traggono il massimo beneficio da un adattamento clinico con un audioprotesista.
Limiti di questa ricerca
Si tratta di uno studio condotto in un'unica sede, un ospedale universitario di Toronto, e le esperienze altrove potrebbero differire in base a modelli organizzativi del personale, budget e disposizione dei reparti. I 33 partecipanti erano volontari, il che può attirare personale già interessato all'assistenza uditiva. Gli studi qualitativi basati su interviste descrivono percezioni anziché misurare direttamente l'utilizzo dei dispositivi, e lo studio non ha incluso il punto di vista dei pazienti, aspetto che gli autori indicano come direzione per ricerche future.
A che punto siamo
Il valore di questo studio sta nella sua precisione: anziché limitarsi a documentare che gli amplificatori acustici ospedalieri restano inutilizzati, individua i tre punti critici, disponibilità, responsabilità e routine, che qualsiasi soluzione dovrà affrontare. Per gli ospedali, è una tabella di marcia per sperimentazioni di intervento. Per tutti gli altri, è un promemoria del fatto che il supporto uditivo funziona meglio quando è personale, ben mantenuto e sempre a portata di mano.
Arora MA, Xu J, Kokorelias KM, Koerber R, Krishnapillai H, Sinha SK. Barriers and Facilitators in Using Personal Hearing Amplifiers from the Perspective of Healthcare Providers. Canadian Geriatrics Journal. 2026;29(3):173-179. Consultato su PubMed. https://doi.org/10.5770/cgj.29.932


