Mangiare più pesce può proteggere l’udito? Un ampio studio giapponese dice probabilmente di no
Uno studio su 13.908 adulti giapponesi non ha trovato alcun legame tra il consumo di pesce o di omega-3 e un udito migliore, mettendo in discussione un’idea diffusa sulla prevenzione della perdita uditiva legata all’età.
La perdita uditiva legata all’età è una delle condizioni più comuni dell’età avanzata e ha un peso che va ben oltre le orecchie. È stata associata a demenza, isolamento sociale e peggioramento della qualità della vita, ed è per questo che i ricercatori continuano a cercare modi per rallentarla prima che inizi.
Un candidato promettente è da tempo l’alimentazione, e in particolare gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce. La teoria è plausibile: questi grassi hanno effetti antinfiammatori e antiossidanti che potrebbero proteggere le delicate strutture dell’orecchio interno. Un gruppo della Tohoku University in Giappone ha sottoposto questa teoria a una verifica insolitamente rigorosa, in un Paese in cui si consuma più pesce che quasi ovunque nel mondo.
Titolo: Seafood and polyunsaturated fatty acid intake and age-related hearing loss: a cross-sectional study conducted in Japan
Autori: Jun Suzuki, Hiroki Tozuka, Hiyori Takahashi e colleghi
Affiliazioni: Department of Otolaryngology, Head and Neck Surgery, Tohoku University Graduate School of Medicine, e Tohoku Medical Megabank Organization, Sendai, Giappone
Rivista: The Journal of Nutrition, Health & Aging, pubblicato il 4 settembre 2026
Tipo di studio: Studio di coorte trasversale
Riferimento: DOI: 10.1016/j.jnha.2026.100971 (tratto da PubMed)
Contesto: perché i ricercatori hanno studiato questo tema
Gli acidi grassi polinsaturi omega-3, spesso abbreviati in PUFA n-3, sono i grassi presenti in abbondanza nel pesce azzurro e grasso come salmone, sgombro e sardine. Poiché si ritiene che lo stress ossidativo e l’infiammazione contribuiscano al graduale declino dell’udito con l’età, i nutrienti che contrastano questi processi sono stati proposti come protettivi.
Gli studi precedenti sul consumo di pesce e l’udito hanno prodotto risultati discordanti, con alcuni che suggerivano un beneficio e altri che non ne trovavano alcuno. Molti di questi studi erano stati condotti su popolazioni occidentali, dove il consumo di pesce è relativamente basso, il che rendeva difficile rilevare differenze. Il Giappone ha offerto ai ricercatori un vantaggio naturale: una popolazione con un consumo di pesce elevato e molto variabile, oltre a un ampio progetto di biobanca con misurazioni sanitarie accurate.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori hanno analizzato 13.908 adulti di età compresa tra 50 e 79 anni del Tohoku Medical Megabank Project Cohort Study. L’udito di ciascun partecipante è stato misurato con l’audiometria tonale, il test clinico standard, a quattro frequenze che coprono la gamma più importante per il parlato: 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz.
L’alimentazione è stata valutata con un questionario validato sulla frequenza alimentare, e i consumi di pesce, grassi omega-3 e grassi saturi sono stati suddivisi ciascuno in quartili, dal quarto dei consumatori più bassi a quello dei più alti. Modelli statistici hanno poi confrontato le soglie uditive tra questi quartili, con aggiustamento per altri fattori e analizzando separatamente uomini e donne.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Il risultato principale è stato nullo. Né il consumo di pesce né quello di acidi grassi omega-3 sono risultati significativamente associati alle soglie uditive, né negli uomini né nelle donne. Persino in una popolazione che consuma molto più pesce della maggior parte delle coorti occidentali, chi ne mangiava di più non mostrava un udito misurabilmente migliore rispetto a chi ne mangiava di meno.
L’unico segnale emerso è stato inaspettato. Negli uomini, un maggiore consumo di grassi saturi era associato a un udito leggermente migliore a 1.000 Hz, con una differenza di circa 2,2 decibel tra il quartile più alto e quello più basso, e di circa 1,7 decibel sulla media tonale tra le varie frequenze. In altre parole, un minore consumo di grassi saturi corrispondeva a un udito leggermente peggiore negli uomini.
Nelle donne, nessuna misura alimentare ha mostrato una relazione significativa con l’udito. Gli autori concludono che il rapporto tra grassi alimentari e perdita uditiva legata all’età è probabilmente complesso e potrebbe differire tra uomini e donne, e si guardano bene dal raccomandare qualsiasi cambiamento alimentare sulla base di questi risultati.
Cosa significa per le persone con perdita uditiva
Per chi mangia pesce anche nella speranza di proteggere il proprio udito, questo studio è un utile richiamo alla realtà. Non afferma che il pesce faccia male, e il pesce resta una componente ben documentata di un’alimentazione sana per il cuore. Suggerisce semplicemente che il consumo di omega-3 difficilmente rappresenta uno scudo affidabile contro il declino uditivo legato all’età.
La lezione più ampia riguarda dove concentrare i propri sforzi. La perdita uditiva legata all’età si sviluppa gradualmente e colpisce una quota consistente degli adulti over 65, indipendentemente dallo stile di vita. Poiché nessuna soluzione miracolosa di tipo alimentare ha retto a un esame rigoroso, le priorità pratiche restano quelle di comprovata efficacia: proteggere le orecchie dai rumori forti, controllare l’udito e affrontare direttamente la perdita uditiva quando si presenta, invece di aspettare anni come fa la maggior parte delle persone.
Se la prevenzione ha dei limiti, agire presto conta di più
Poiché questo studio suggerisce che non si può contare sull’alimentazione per tenere a bada la perdita uditiva legata all’età, la domanda passa da come prevenirla a quanto facilmente le persone possano agire quando compare. Costi e disagi hanno storicamente impedito a molti adulti di fare qualcosa per anni, e i più recenti apparecchi acustici FDA-OTC sono progettati per abbassare proprio questa barriera.
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Limiti di questa ricerca
Si tratta di uno studio trasversale, in cui alimentazione e udito sono stati misurati nello stesso momento, per cui non può mostrare come le abitudini alimentari nel corso dei decenni siano legate al declino uditivo. I questionari sulla frequenza alimentare si basano inoltre sulla memoria e sull’autovalutazione. E poiché tutti i partecipanti provenivano da un’unica regione del Giappone, i risultati potrebbero non essere direttamente trasferibili a popolazioni con alimentazione o caratteristiche genetiche diverse. In particolare, il sorprendente risultato sui grassi saturi negli uomini richiede conferme in altre coorti prima di attribuirgli un significato rilevante.
A che punto siamo
Un ampio studio, con misurazioni accurate e condotto in una popolazione ideale per la questione, ha rilevato che il consumo di pesce e di omega-3 non sembra proteggere l’udito con l’avanzare dell’età. L’alimentazione resta estremamente importante per la salute generale, ma per l’udito in particolare le prove continuano a indicare gli stessi consigli pratici: proteggere le orecchie dal rumore, controllare regolarmente l’udito e agire tempestivamente quando comincia a calare.
Suzuki J, Tozuka H, Takahashi H, et al. Seafood and polyunsaturated fatty acid intake and age-related hearing loss: a cross-sectional study conducted in Japan. The Journal of Nutrition, Health & Aging. 2026. Tratto da PubMed. https://doi.org/10.1016/j.jnha.2026.100971


